Stress in Medicina Sistemica

Open Academy of Medicine - 1° Edizione 2013 - Venezia Mestre

QUELLO CHE MANGIAMO E COME VIVIAMO DIVENTA CIÒ CHE SIAMO, OGNI GIORNO.

L’attuale stile di vita è caratterizzato da cattive abitudini alimentari, tossici presenti nei cibi, bioritmi alterati di assunzione, bassa densità nutrizionale, cibi "fast" e scadenti, che si associano al disagio indotto dal continuo sforzo di adattamento allo stress, sia inatteso che quotidiano, inducendo rapidamente sovrappeso, perdita di energia, infiammazioni croniche e invecchiamento precoce. Patologie croniche che rappresentano statisticamente i tre quarti degli accessi all’ambulatorio medico e presentano un elevata difficoltà di gestione terapeutica. Risulta evidente la necessità di un approccio medico globale e sistemico, basato su strategie terapeutiche policausali in sintonia con la "logica" naturale del ripristino della reazione metabolica e della regolazione psiconeuroimmunoendocrina (terapie biologiche integrate). Altrettanto indispensabile una formazione altamente qualificata, utile a garantire agli operatori in ambito sanitario abilità prescrittive in linea con la conoscenza delle più recenti e valide evidenze scientifiche.

Troppi zuccheri, o meglio ....... esagerati

L'Organizzazione mondiale della sanità indica che gli adulti non dovrebbero consumare più di 50 grammi di zucchero al giorno (pari a 12 cucchiaini) per evitare il rischio di obesità e carie (secondo gli esperti, non più del 10% del fabbisogno energetico giornaliero di una persona dovrebbe provenire dagli zuccheri).
Ciò rappresenterebbe un bel cambiamento nelle abitudini alimentari di molte persone. Attualmente, gli adulti dell'Europa occidentale consumano una media di 101 grammi di zucchero al giorno, mentre in Sud America la cifra sale a 130 grammi. Lo zucchero rappresenta circa il 16-17% dell'apporto energetico quotidiano di un adulto nel Regno Unito e in Spagna. In Portogallo si sale al 25%.

Una prima colazione costituita da succo d'arancia e una ciotola di cereali contengono già circa 30 grammi di zucchero: ne restano solo altri 20 per restare entro il limite raccomandato dall'Oms per l'intera giornata e non basta evitare bevande gasate e dolci. C'è più zucchero di quanto si possa pensare in alimenti "non dolci" come pane, pizza, pasta

Medicina Sistemica

La medicina sistemica suggerisce un innovativo modello della relazione salute / malattia/guarigione. Prevede una profonda revisione dell’orientamento diagnostico e conseguentemente una pianificazione terapeutica multistrategica, particolarmente utile nelle patologie croniche. Sempre più frequente nella pratica clinica quotidiana del medico, la cronicità si evidenzia come fenomeno "complesso" rappresentato da una rete di interconnessioni fisiopatologiche multicausali che richiedono una trasformazione della prassi medica in senso sistemico.

Per la medicina sistemica l’essere umano è un insieme complesso di cellule, organi, apparati, processi e funzioni tra loro interconnesse, integrate, organizzate in diversi livelli gerarchici di complessità, in collaborazione e comunicazione continua ai fini della sopravvivenza. Interazioni costanti che si traducono in una straordinaria capacità di generare proprietà emergenti ed evolutive (autopoiesi).

La medicina sistemica vede la vita e la salute come risultato di una condizione di stabilità dinamica, espressa dalla capacità di adattarsi costantemente agli stimoli ambientali (cibo, respiro, relazioni con ecosistema, dialogo interiore, rapporti sociali) e di mantenere la stabilità strutturale per mezzo del cambiamento (allostasi). La risposta di adattamento, che si basa sui fisiologici meccanismi di reazione infiammatoria, produce variazioni dell’assetto neuroimmunoendocrino, metabolico, energetico e dello stato nutrizionale. La reazione infiammatoria adattativa può assumere caratteri fisiologici (omeostasi e carico allostatico) oppure disfunzionali (sovraccarico allostatico) sia in sede locale che a livello sistemico (infiammazione cronica sistemica di basso grado). Se uno stimolo stressogeno persiste o molteplici stimoli deboli si sommano nel tempo, la conseguente reazione infiammatoria cronica comporta progressive alterazioni flogistico-metaboliche (flogotipologia) e dello stato nutrizionale (biotipologia disnutrizionale).

Il modello di riferimento diagnostico in medicina sistemica è quindi direttamente correlato alla identificazione della fase di reazione e regolazione infiammatoria e alla verifica dello stato nutrizionale.

 

La MEDICINA SISTEMICA raccomanda una pratica medica che non si limiti ad operare sui sintomi, sulla fisiologia periferica o sul “tipo” di elementi del sistema (struttura genetico-costituzionale), ma che proponga interventi terapeutici multicausali e “sistemici”, cioè sulle proprietà dell’intero “sistema-uomo”, in grado di agire sui processi e sulle funzioni: interazioni con l’ambiente (metabolismo), “input” esterni (stressori) , energia fornita (alimentazione, respirazione), adattamento (sistema psiconeuroimmunoendocrino), e relazioni (apprendimento, rappresentazioni e memoria, emozioni e modello cognitivo).

Propone modelli di strategia terapeutica finalizzati alla

  • riabilitazione della capacità reattiva (metabolica, strutturale, energetica) 
  • al recupero della capacità di regolazione psiconeuroimmunoendocrina, mediante l’utilizzo di strumenti terapeutici quali integratori e nutrizione terapeutica (sostanza biochimica),
  • farmacologia ipomolecolare di segnale (sostanza biofisica),
  • terapia di informazione (sostanza quantistica),
  • comunicazione medico-paziente (sostanza di relazione) e
  • counseling (sostanza dell’intenzione: consapevolezza e responsabilità del guarire).

Dalla dieta molecolare al valore degli Ages: ecco la nuova frontiera per perdere peso

La nuova frontiera delle teorie dietetiche e degli studi in materia di nutrizione si chiama 'dieta molecolare': secondo questo approccio non è necessario limitare le calorie e gli alimenti con lo scopo di perdere peso perchè basterebbe scegliere accuratamente le molecole contenute nei cibi che assumiamo. Qual è l’assunto della dieta molecolare? Carboidrati, grassi, proteine, vitamine, acqua e sali minerali – tutte le molecole contenute negli alimenti - interagiscono con il Dna e stimolano l’organismo a mettere peso o a perderlo agendo direttamente sull’attività dei geni. In funzione di questo processo seguire una dieta molecolare significanon dare peso alle calorie, quanto alla composizione molecolare di un piatto e al modo in cui le varie molecole influenzano l’azione di tre ormoni-chiave: insulina, cortisolo, glucagone. Un modello dietetico molecolare tende, quindi, a tenere sotto controllo gli sbalzi della glicemia- perché un aumento della glicemia provoca un aumento dell’insulina, che gioca un ruolo chiave nell’accumulo di grasso - ad attivare il glucagone, meglio noto come l’ormone del digiuno che favorisce il mantenimento nella norma dei livelli di insulina e glicemia, e infine a limitare l’aumento dei valori del cortisolo, l’ormone dello stress che può influenzare negativamente l’equilibrio e le funzioni intestinali. L’approccio molecolare ha avuto negli ultimi tempi una grande diffusione tra i nutrizionisti e molti ormai hanno abbandonato il tradizionale calcolo delle calorie di una pietanza in favore di una valutazione molecolare degli elementi contenuti nel piatto. E scegliere quali alimenti portare in tavola e il modo migliore per cucinarli si rivela anche un’efficace strategia per prevenire e combattere la temuta cellulite. In tutti gli alimenti è possibile calcolare la quantità dei cosiddetti Ages (advanced glycation end products), molecole tossiche che si formano a seguito di diversi tipi di cottura e possono danneggiare i tessuti connettivi. E allora, ecco che la pasta, la crosta di pane bianco, la carne arrosto, il latte UHT oppure fresco ma bollito, i dolci preparati al forno, i dolcificanti e le bevande light sono tutti pieni di Ages. Al contrario, le verdure, il latte fresco pastorizzato, i cibi cotti a fuoco lento oppure al vapore ne contengono di meno. Ma come agiscono gli Ages? Gli esperti spiegano che queste molecole sono particolarmente aggressive nei confronti dei recettori delle membrane cellulari dei fibroblasti, ma anche nei confronti del collagene e degli adipociti. Questa azione rende più fragile il tessuto connettivo e la pelle maggiormente vulnerabile alla formazione di depositi di grasso

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