Meno farmaci, è possibile

Da sempre l'obiettivo del medico è dare sollievo immediato al paziente. Il miglior terapeuta è colui che riesce nelll'intento.

Il professionista più celebrato, salvatore che in quell'occasione speciale con un coktail di farmaci efficaci ha saputo usare le armi più forti per combattere quella zona del nostro corpo che stava protestando violentemente per dimostrare il disagio a cui era stata sottoposta, da fattori esterni o interni al nostro corpo. Non importa se nemmeno ha fatto accenno ad una diagnosi, o forse ha sbiascicato dizioni generiche che finiscono con "...ite" o "...osi". Non importa se da quel momento altre funzioni biologiche sono peggiorate ( stomaco, intestino, glicemia, pressione, allergie,... ).

E' andata così

..... Era lo specialista di quel distretto scheletrico, apparato, organo, mi sono affidato, ed entrambi abbiamo dato importanza alle immagini e non abbiamo valutato che la causa e la soluzione era diversa...Triste

Perchè sollevo alcune criticità dettate dall'esperienza?

Far rifettere come ho fatto io negli ultimi decenni.

D'altronde, basta che fare mente locale per riflettere su alcune situazioni che sono accadute a voi ( forse ), a qualche familiare o conoscente, per essere stimolati a riflettere su quanto esposto in alcune pagine di questo sito divulgativo.

Ovviamente non ci sono ricette o formule terapeutiche, possibili solo con una visita e avvalendosi di queste tecniche, tanto più effcaci se applicate precocemente. 

  1. Prevenzione primaria
  2. Sostegno alla prevenzione secondaria (quando è già preente una patologia)

 

  • Stomaco, intestino, articolazioni..

  • Gastrite

  • Colon irritabile e stipsi

  • Patologie dolorose localizzate e generalizzate

  • Cefalea

  • Fibromialgia

  • Stanchezza cronica

  • Ansia

  • Panico

  • Insonnia

  • Mani e Piedi Freddi

  • Allergie e Intolleranze

Dolore: cos'è

Il dolore ci spaventa e spesso ci porta un’inabilità temporanea. La preoccupazione, aumenta col passare del tempo perché a volte la frustrazione prende il sopravvento sul razionale. Il dolore non è sempre negativo, ma qualcosa che permette di regolare e di preservare le strutture del corpo, evitando di creare ulteriori o eventuali danni alla struttura interessata. Non è semplicemente una sensazione legata al sistema nervoso periferico, ma all’interno della sensazione dolorosa ci siano altri comportamenti (emotiviculturaliesperenziale).

Il dolore presenta diversi componenti che vanno al di là del semplice trauma.

 

Percezione del dolore

La percezione dolorifica può essere divisa in 3 componenti:

  1. Oggettiva: componente sensitivo-discriminativa che permette al nostro cervello di caratterizzare le caratteristiche base del dolore (sede, qualità, intensità);
  2. Affettivo emozionale: tutta quella componente che permette all’individuo di reagire allo stimolo, sia fisicamente che attraverso il sistema nervoso vegetativo. Per esempio una persona in coma se riceve uno stimolo doloroso aumenta la sua frequenza cardiaca, aumenta la pressione arteriosa;
  3. Capacità di valutare il dolore: componente più elevata dal punto di vista corticale. Diverso è la manifestazione di dolore di un africano rispetto ad un italiano. Essa si fonda sulle diversità sociali.

Il tempo, la durata lo distinguono in 2 tipi:

  • Acuto (nocicettivo, fisiologico);
  • Cronico (appartiene al dolore neuropatico, meno fisiologico. Può essere anche non neuropatico, come nei pazienti oncologici. Non definito, sordo. Si definisce cronico un dolore che permane per almeno 6 mesi).

 

Ricapitolando è possibile classificarlo in:

  • Transitorio (attivazione dei corpuscoli responsabili della trasmissione degli stimoli dolorosi, senza danno tissutale. Scompare con cessazione dello stimolo);
  • Acuto (di breve durata, fisiologica attivazione dei nocicettori, il dolore scompare solo con la riparazione del danno);
  • Recidivo (tipo cefalee, o dolori addominali tipo quello causato dal ciclo);
  • Persistente (dolore che dura nel tempo a casa di un attivazione costate di nocicettori);
  • Cronico (dolore associato a profonde modificazione della personalità e da adattamenti indipendenti)

 

LOCALE

Determinato da processo patologico che colpisce o irrita le terminazioni sensitive. Spesso si verifica l’immobilizzazione riflessa dei segmenti vertebrali da parte dei muscoli paravertebrali e può causare deformità o anomalie posturali transitorie o permanenti.

 

Riferito

Abbiamo 2 tipi: quello proiettato dal rachide alla regioni situate entro i dermatomeri lombari e sacrali superiori e quello che proietta dai visceri pelvici e addominali al rachide. Il dolore dovuto a patologie che interessano la parte superiore lombare si ha nella faccia anteriore della gamba e della coscia (cruralgia), mentre il dolore che interessa la parte inferiore lombare e sacrale è riferito ai glutei, faccia posteriore della gamba, polpacci e talora i piedi (sciatalgia). Il dolore viscerale può essere alimentato non dalla posizione supina ma dall’attività stessa del viscere interessato.

E’ un dolore che viene localizzato in una zona ma che ha un origine diversa, tanto che non ci sono esami strumenti per identificarlo nella sede riferita.

 

Radicolare ( sciatalgia, bachialgia )

Possiede alcune delle caratteristiche del dolore riferito ma differisce per la maggiore intensità, l’irradiazione distale Il meccanismo è presso rappresentato da distorsione, dallo stiramento, dell’irritazione e compressione della radice spinale. Quasi sempre il dolore si irradia dal rachide ad alcune parti delle zone limitrofe, spesso esacerbato dalla tosse, sforzo, soffiarsi il naso. Tutti i movimenti che stirano il nervo possono anche aggravare il dolore locale. All’esame obiettivo se vi è interessamento delle fibre motorie delle radici anteriori con perdita di forze, e si ha anche perdita dei riflessi (urgenza diagnostica

 

Muscolare

E’ generalmente associato a dolore locale post traumatico o da movimento brusco quanto inatteso. La contrattura può essere riscontrata in numerose patologie del rachide che determina alterazioni della postura rilevabile con una posizione antalgica del corpo.

Oltre a localizzare il dolore bisogna individuare i fattori che lo aggravano o lo alleviano, il suo andamento, ed i rapporti con la posizione supina.

 

Fasciale

Le fasce sono tessuti fibrosi che fanno parte di un più ampio sistema di forze tensionali.

La rete fasciale Include i setti, rivestimenti muscolari, le capsule reticolari, capsule degli organi, tendini e legamenti, strato intramuscolare, dura madre, periostio, perinervio, tessuto capsulare fibroso dei dischi intervertebrali, le capsule degli organi e mesentere addominale. Il mesentere addominale è una specie di tendina che tiene ancorato l’intestino alla parete posteriore dell’addome, Le problematiche gastroenteriche hanno quindi un influsso negativo sulla componente del dolore dorso lombare. Partire da un approccio farmacologico, fisio-massoterapico e/o antalgico-anestesiologico per un dolore lombare, in questi casi, è fuorviante.  

La conoscenza delle molteplici proprietà della fascia (ubiquitaria, meccanica e metabolica), offre spiegazioni di come il carico meccanico possa influenzare i tessuti su cui essi lavorano quotidianamente.

La Matrice Extracellulare (ECM) è il microambiente fisico in cui le cellule esprimono la loro funzione. Lo spazio attorno e tra le cellule comprende un’intricata maglia elastica organizzata di proteine secrete localmente, molecole di polisaccaridi, così come acqua ionizzata e glicosoaminoglicani.

E’ influenzata da: sovraccarico, misuso, disuso e abuso. Pazienti con lombalgia cronica hanno mostrato un aumentato spessore della fascia e un significativa riduzione del potenziale di scorrimento tra gli strati della fascia toraco lombare . Quindi carichi anomali, dieta sbagliata, i tossici, non ultimo lo stress, sono presupposti su cui intervenire per ripristinarne le funzioni, compatibilmente con il grado di compromissione anche legato all’età o durata del problema.

Distinzione in base alla localizzazione

In base alla sede del dolore si distinguono:

 

Somatico,

quindi localizzabile. E’ determinato da stimolazione di radici nervose libere cutanee. Risponde bene agli analgesici. Esso può essere:

  • Acuto;
  • Sordo;
  • Diffuso;
  • Puntiforme;
  • Generalmente abbastanza localizzabile;
  • Il movimento della struttura interessata esacerba il dolore;
  • Migliora con il riposo;
  • Il dolore aumenta la sera;
  • Ha dei posizionamenti antalgici, perchè caricando meno su quella struttura ho un sollievo;
  • La vascolarizzazione diminuisce il dolore, il sangue pulisce l’infiammazione; questo indirizza sulla possibile terapia.

 

Viscerale 

tipicamente dolore poco localizzabile, il dolore è localizzato con la mano aperta sulla zona. Spesso associato a risposta del sistema nervoso vegetativo, come aumento della pressione arteriosa, frequenza cardiaca…. Esso deriva dalle fibre afferenti del sistema nervoso autonomo provenienti dai visceri e dal peritoneo viscerale. La regolazione viscerale di un segnale dolorifico in una fibra C è abbastanza viziosa. Un segnale di riflesso torna immediatamente agli organi vicino alla fonte (direzione antidromica), che possono essere ghiandole, muscoli vasali, visceri liberando polipeptidi Esso può essere:

  • Sordo;
  • Non chiaramente localizzabile;
  • Potrebbe portare ad una diversa funzionalità dell’organo;
  • Non si riesce a trovare di solito una posizione antalgica pura;
  • Il movimento fa bene;
  • Di notte il dolore aumenta perchè non si ha movimento, anche perchè si è in parasimpaticotonia, i visceri in questa situazione lavorano maggiormente.

 

Neuropatico 

diverso dai dolori precedenti e può essere rappresentato da bruciare, pungiglioni…). Lo stimolo evidente è assente, esso assume delle caratteristiche diverse da quello somatico. Può persistere malgrado la terapia antalgica e spesso persiste. Questo tipo di dolore può portare delle alterazioni positive e negative. Positive (parestesia – disestesia – iperalgesia – allodinia…). Esso può essere:

  • Urente;
  • Irradiato;
  • Sensazioni alterate;
  • Può presentare variazioni: ha modo di essere aumentato e di essere diminuito;
  • Fastidio al movimento, peggiora con il movimento;
  • Se è in carico il dolore aumenta, viceversa se è in scarico il dolore diminuisce.
  • E’ sempre misto

DOLORE: Correlazione con organi e visceri. Il mal di schiena non si inquadra solo con Rx, Ecografia, Tac, Risonanza.

Così pure non si cura solo con farmaci anti infiammatori, terapie elettromedicali, fisioterapia o infiltrazioni.

Serve un inquadramento completo, per non vanificare aspettative e risorse.

Infiammazione

L'infiammazione o flogosi è un meccanismo di difesa aspecifico, che costituisce una risposta protettiva, seguente all'azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici, il cui obiettivo finale è l'eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale. Con l'infiammazione avviene una sequenza dinamica di fenomeni con caratteristiche relativamente costanti che si manifestano con una intensa reazione vascolare indipendentemente dall'infinità degli agenti lesivi. Infiammazione è modulata e controllata da sostanze endogene: mediatori biochimici della flogosi. L'infiammazione serve a distruggere, diluire e confinare l'agente lesivo, ma allo stesso tempo mette in moto una serie di meccanismi che favoriscono la riparazione o la sostituzione del tessuto danneggiato.

I segni locali dell'infiammazione sono: arrossamento, tumefazione, calore, dolore e alterazioni funzionali

 

I tipici effetti a livello sistemicosono:

perdita di massa magra (FFM),

la stanchezza cronica (proteolisi muscolare),

alterazioni dell'equilibrio idrico(TBW) e acido-base (carenza sistemi tampone).

variazione della termoregolazione

alterazioni metaboliche (tipico un forte catabolismo proteico)

aumento della sintesi epatica proteica (proteina C reattiva).

Dal punto di vista idro-elettrolitico:

aumento dell'acqua extracellulare (ECW)

perdita dell'acqua intracellulare (ICW)

alterazione degli elettroliti con conseguente variazione del potenziale di membrana cellulare (PMN)

Infiammazione cronica

L'infiammazione cronica è un processo flogistico di lunga durata in cui coesistono l'infiammazione attiva, la distruzione dei tessuti e i tentativi di riparazione.

Il danno tessutale          >

Processi riparativi         >                        Omeostasi cronica

Risposta infiammatoria  >

 

Con la cronicizzazione dell'infiammazione nel tempo l'edema viene ulteriormente incrementato e sostenuto da ristagno dei liquidi nei tessuti per aumento della pressione osmotica del tessuto interstiziale con ulteriore aumento di ECW.

Aumenta l'acidità extracellulare per il ristagno e per l'incremento dell'attività catabolica (in particolare quella muscolare) che va ad accentuare la glicogenolisi con accumulo di acido lattico.

Aumenta sia la concentrazione di proteine nell'ambiente extracellulare (dal 2,5% al 10%) che la concentrazione di acidi organici (acido lattico, acido ialuronico, acidi nucleici ed acidi grassi).

I valori del pH extracellulare risultano vicini o inferiori a 6.

Eziopatogenesi dell’infiammazione cronica

A) Prolungamento di un' infiammazione acuta per persistenza dello stimolo (batteri, virus, tessuto necrotico) e/o intervento di fattori che alterano i normali processi di guarigione.

- attenuazione delle modificazioni vascolari

- modificazione dell'infiltrazione cellulare

- comparsa di processi riparativi 

B) Episodi flogistici acuti che interessano in maniera ripetuta e reiterata un organo o tessuto

Stato infiammatorio cronico con

- quadri di infiammazione acuta

- aspetti riparativi che prevalgono nella fase di intervallo

C) Infiammazione cronica diffusa interstiziale e/o granulomatosa

 

Infiammazione cronica primaria

Stimoli flogistici poco intensi, persistenti e/o capaci di determinare anomale risposte difensive:

a) Sostanze difficilmente degradabili (corpi estranei)

b) Ricorrente esposizione ad antigeni ambientali inalatori

c) Microrganismi (batteri, miceti, protozoi, metazoi) capaci di sottrarsi o di resistere alla fagocitosi

d) Fenomeni di ipersensibilità di tipo III (immunocomplessi) e di tipo IV (ritardata o mediata da linfociti) che inducono processi flogistici cronici su base immunitaria

Tipo III: Infezioni croniche, forme reumatoidi autoimmuni,patologie causate prevalentemente da inalazione protratta di antigeni (tossici ambientali, metalli pesanti...)

Tipo IV: Dermatiti da contatto, reazione a farmaci specifici, tiroidite

 

Chi deve far la diagnosi e può fare la terapia

Il Medico è deputato in primis a formulare una diagnosi iniziale

Una visita e una scrematura clinica, magari accompagnati da alcuni esami strumentali (Radiografia, Ecografia muscolo scheletrica, Tac, Risonanza) o laboratoristici possono dare le essenziali indicazioni. In base alle prime interpretazioni, si può richiedere consulenza specialistica: fisiatrica, ortopedica, neurochirurgica, reumatologica, terapia del dolore, ,,, ,. Formulata la diagnosi, si inizia una terapia specifica per il dolore ed il percorso riabilitativo, affidando la cura a terapisti e/o osteopati, Spesso i risultati sono presenti, ma non infrequentemente non si arriva a capo di molto. Perché?

1)     Approccio clinico iniziato dal terapista senza una diagnosi medica

2)    Lo specialista individuato dal paziente, anche se luminare, può avere una visione ipersettoriale

3)  Il paziente, dopo aver intrapreso alcuni percorsi senza risultato, pensa che il destino sia segnato

4)   Il quadro clinico è complesso e merita più sinergie specialistiche

Metodi nuovi

REGMATEX: Regolazione della matrice extracellulare

Le zone affette da processi infiammatori cronici sono caratterizzate da un alto livello di scambio ionico. Il sistema emula, sopprimendo il segnale elettromagnetico generato da tale scambio, l’assenza di processi infiammatori, al fine di abbassare la risposta dell’asse HPA e, conseguentemente, il rilascio di glucocorticoidi (che hanno effetto antinfiammatorio). Dopo il trattamento di trenta minuti, terminata l’emulazione, l’organismo reagirà ai processi infiammatori attraverso un’adeguata attivazione del sistema immunitario.

RegMatEx è un dispositivo medico terapeutico non invasivo il quale, attraverso stimolazioni elettromagnetiche a bassa frequenza ed intensità (impercettibili per il paziente), porta alla modifica della mobilità ionica ed alla ripolarizzazione fisiologica degli elettroliti fondamentali quali magnesio, potassio, calcio, sodio, cloro e bicarbonato.

Preliminare al trattamento è la correzione nutrizionale (alcalinizzante) per migliorare la conduciblità ionica che si promuove con la terapia specifica.

 

CAMPI D'APPLICAZIONE

  1. riattivazione dei meccanismi di reazione sistemici immunoendocrini
  2. indeboliti dallo stress cronico dell’asse HPA;
  3. riduzione del livello degli stati infiammatori cronici;
  4. abbassamento dello stato cronico di acidosi
  5. stimolazione del metabolismo basale;
  6. terapia antalgica da infiammazione cronica.
  7. disturbi del tono dell'umore, insonnia, ansia,
  8. attacchi di panico (MUS)
  9. malattie reumatiche croniche
  10. terapia antalgica (forme di dolore cronico)
  11. disturbi del metabolismo, gastroenterici (colon irritabile ..)
  12. sindrome da stanchezza cronica

Stimolazione con mirocorrenti, previ preparazione con integratori specifici

Dai metodi nuovi ai metodi noti

Il cortisone

Quali limiti per la terapia con il cortisone?

  • In caso di allergia al principio attivo o ai suoi eccipienti.
  • In caso di assunzione di taluni:
    • medicinali,
    • fitoterapici o
    • integratori.
  • Se si soffre o si ha sofferto di:
    • pressione alta;
    • patologie a carico di apparato digerentecuoreintestinoreni o tiroide;
    • herpesmorbillotubercolosivaricella, (ecc…);
    • infezioni profonde o sistemiche da funghi che coinvolgano uno o più organi interni;
    • disturbi dell'umore o psichici.
  • In prossimità di vaccinazioni.
  • In gravidanza o allattamento.

Effetti collaterali

I possibili effetti avversi del cortisone sono molteplici e devono essere riportati al medico il prima possibile.

Tra questi, elenchiamo i più frequenti.

Disagi psicologici:

  • aumento dell'appetito,
  • disordini dell’umore e/o mentali,
  • insonnia,
  • nervosismo 

Apparato digerente:

  • aumentoo perdita di peso,
  • difficoltà di digestione,
  • gonfiore di stomaco,
  • feci nere,
  • nausea e/o vomito

Apparati cardiaco e respiratorio:

  • difficoltà respiratorie,
  • sensazione di dolore al petto,
  • sensazione di oppressione al petto

Cute:

  • orticaria,
  • prurito,
  • rash cutaneo,
  • sudorazione eccessiva.

Altri effetti collaterali:

  • alterazioni del ciclo mestruale,
  • capogiri,
  • convulsioni,
  • debolezza,
  • dolori osteo-articolari,
  • fastidi agli occhi e/o alla vista,
  • gonfiori al viso (lingua compresa) ed alle gambe,
  • Mal di testa,
  • Aumento sensibilità alle infezioni
  • sindrome simil-influenzale.

Controindicazioni delle Infiltrazioni Cortisoniche

Il ricorso alle infiltrazioni di cortisone dovrebbe essere limitato agli stati dolorosi acuti e che limitano fortemente l’indipendenza del soggetto, soprattutto tenendo in considerazione che acuti:

  • a seguito di una infiltrazione, può verificarsi un aumento dei livelli glicemici e di pressione sanguigna;
  • l’infiltrazione potrebbe causare un sanguinamento intra-articolare, quindi non è consigliata a chi assume farmaci anti-trombotici;
  • inoltre, può aggravare stati di osteoporosi già esistenti;
  • il cortisone è un farmaco dopante con divieto di utilizzo per gli atleti agonisti.

Gli effetti collaterali di tipo cronico, invece, riguardano l’apparato motorio: le infiltrazioni di cortisone possono indebolite legamenti, ossa e tendini aggravando (addirittura) la patologia sottostante.

Sarà il Medico decidere, in base al rischio/beneficio del trattamento, dopo aver valutato le alternative possibili.

Metodi noti - INFILTRAZIONI ARTICOLARI

Il dolore acuto può beneficiare di terapia farmacologiche, fisica. Spesso i risultati non sono efficaci perchè le lesioni articolari sono inveterate. Anche nelle forme croniche riservano sorprese a medici e pazienti , che non vedono risultati favorevoli. Talvolta si accetta un compromesso. Si praticano infiltrazioni intrarticolari per sostenere le funzioni degenerate. Ma spesso non si hanno evidenti correlazioni. La Medicina funzionale agisce proprio qui ( ma non solo). Si agisce sull'intero sistema con modalità specialistiche poco conosciute e quindi poco diffuse, con penalizzazione della qualità di vita milioni di persone.

VISCOSUPPLEMENTAZIONE CON ACIDO IALURONICO NELL’ARTROSI DI GINOCCHIO

L’artrosi è una delle più comuni malattie degenerative e rappresenta una causa di grave disabilità per i pazienti che ne sono colpiti.

Tale patologia colpisce tutti i distretti articolari specie quelle articolazioni sottoposte al carico.

Attualmente la terapia per l’artrosi prevede l’uso di farmaci anti-infiammatori, fisioterapia, riduzione del peso corporeo e infiltrazioni alternate di ossigeno ozonoterapia con acido ialuronico.

L’acido ialuronico è una molecola che gioca un ruolo importante nell’ articolazione; è sintetizzata dalle cellule sinoviali ed è responsabile delle proprietà viscosoelastiche del liquido sinoviale stesso.

E’ uno dei principali componenti della matrice extracellulare.

E’ costituito da unità alternate di acido glucuronico e di acetilglucosamina che si ripetono in una lunga catena lineare flessibile di alto peso molecolare.

L’acido ialuronico contribuisce ai meccanismi di lubrificazione nelle condizioni di carico e cerca di proteggere il tessuto dalla penetrazione di cellule infiammatorie o dagli enzimi litici.

Nelle articolazioni affette da grave artrosi il liquido infiammatorio è povero sia di elasticità che di viscosità e quindi lo scopo dell’iniezione intraarticolare di acido ialuronico chiamata viscosupplementazione è quello di ripristinare le proprietà viscosoelastiche del liquido sinoviale.

Ricerche hanno dimostrato che l’acido ialuronico stimola l’attività anabolica (tramite i recettori CD44 presenti sulla superficie del condrocito) con produzione di nuova cartilagine e che si oppone a meccanismi potenzialmente dannosi (chemiotassi di alcune cellule dell’infiammazione, sintesi della prostaglandina PGE2, radicali liberi).

L’azione sull’uomo è risultata antiflogistica e analgesica, tanto migliore quanto più la situazione patologica è agli esordi.

Le linee guida dell’American College of Rheumatologists suggeriscono che l’uso della terapia intra-articolare con acido ialuronico è indicato nei pazienti che non hanno risposto a trattamenti fisioterapici e/o farmacologici. 

La viscosupplementazione delle articolazioni come il ginocchio e la spalla è un’ efficace terapia che il Medico esegue fin dagli anni ’80.

Il medico durante la visita verifica che nell’articolazione non vi sia la presenza di liquido sinoviale in eccesso; se presente lo rimuove e quindi esegue l’infiltrazione di acido ialuronico.

Esistono diverse possibilità terapeutiche a seconda del peso molecolare della sostanza; se è basso (500-800 kdalton), un’infiltrazione settimanale di 20 mg di sale sodico di acido ialuronico per 5 settimane ha un’efficacia di 6-12 mesi; se è più alto di solito si usano 3 somministrazioni settimanali.

Il paziente è bene che stia a riposo per le successive 12-24 ore ed è consigliabile l’applicazione di ghiaccio sull’articolazione.

E’ importante sospendere attività fisiche impegnative durante il ciclo di infiltrazioni.

Infiltrazione ginocchio

 Tecnica infiltrativa al ginocchio

Alcuni pazienti notano un miglioramento dei sintomi già pochi giorni dopo la prima infiltrazione ma il risultato consolidato si ottiene dopo circa 2-3 settimane dal termine del ciclo.

Gli effetti collaterali sono rari e si limitano a un transitorio aumento della sintomatologia dolorosa.

Il trattamento con acido ialuronico non interagisce con altri farmaci e non da manifestazioni allergiche.

La viscosupplementazione non è da intendere come una cura dell’artrosi in senso stretto, ma i pazienti possono continuare ad avvertire il beneficio anche 6-9 mesi dopo il termine del trattamento.

E’ raccomandabile ripetere il trattamento almeno ogni 12 mesi.

Il paziente deve essere informato che alcune volte dopo il trattamento infiltrativo ci può essere una riacutizzazione dei sintomi e talora anche gonfiore. Il paziente non deve allarmarsi poiché tali sintomi sono transitori e non compromettono il trattamento infiltrativo.

Ossigeno Ozono ( vedi relativo capitolo )

Sito F.I.O.

 

Vedi la mia pagina web, successiva a questa

Neuralterapia - Terapia speciale per il dolore e non solo

Trattamento della cicatrice, CAMPO DI DISTURBO

In un’epoca in cui la medicina è andata sempre più specializzandosi nelle cure delle varie parti del corpo e nel loro, sempre più sofisticato, studio, la Neuralterapia rappresenta quasi un monito, una sorta di richiamo al concetto, legato ancora alla medicina cinese, che il corpo è in realtà un organismo unico e, come tale, è sottoposto ad un continuo scambio di informazioni che tengono in costante collegamento tutte le sue parti. Ogni organo è infatti circondato dalla “matrice”, una sostanza innervata, ricca di cellule, di vasi sanguigni e linfatici, che riceve e passa informazioni a tutte le altre parti del corpo. La Neuralterapia si basa da una parte sulla anatomia, sulla fisiologia e sulla clinica tradizionale, e dall’altra, sui concetti di medicina biologica complementare, quali la regolazione cibernetica, il sistema di regolazione di base di Pischinger, la teoria del gate control, la patologia della regolazione di Ricker, la patologia neurale di Speranski e la fisica e la biologia più moderne. Che cos’è la Neuralterapia? Nel vasto panorama della Medicina Funzionale è un metodo diagnostico e terapeutico che prende in considerazione come substrato anatomico la sostanza fondamentale ed il sistema neurovegetativo in essa incorporato. L’utilizzo di questa metodica presuppone un’attenzione particolare all’anatomia e alla fisiologia del sistema nervoso vegetativo, in quanto esso possiede la capacità prioritaria di agire come “timoniere” nell’autoregolazione dell’organismo.

Nella Medicina Funzionale l’organismo umano è considerato un sistema biologico complesso, del tutto unico e diverso in ogni individuo, con caratteristiche energetiche, dissipative e cibernetiche. Se queste condizioni sono perturbate è perché alla base vi sono delle alterazioni dell’informazione e quindi della regolazione.

La Neuralterapia è in grado di indurre un’autoguarigione nell’organismo, attraverso “il sistema di regolazione di base”  (Pischinger) in cui è immerso il sistema nervoso vegetativo, grazie a delle minime quantità di un anestetico locale, che viene utilizzato non per cancellare il dolore (non è una terapia del dolore come si crede comunemente) ma proprio per portare delle informazioni energetiche al sistema regolatore di base. È un trattamento di tipo cibernetico, che per mezzo di una stimolazione qualitativa e spaziale causale determina la possibilità dell’autoguarigione.

Come spesso avviene in medicina, anche la scoperta della Neuralterapia è stata abbastanza casuale: il trattamento di una cicatrice con un anestetico locale risolse in una paziente un annoso e irrisolvibile problema di dolori ad una spalla. Gran parte del fascino di questa tecnica consiste nel fatto che essa si rivela come metodo diagnostico prima ancora che come efficace terapia, ed è indicata senza dubbio per le sindromi acute, che risolve in tempi brevissimi, ma soprattutto per le malattie croniche delle quali “spiega” il lontano instaurarsi. Il punto di partenza è nella ricerca e nella localizzazione, tramite l’anamnesi, l’ispezione e la palpazione, di un campo di disturbo capace di generare delle alterazioni funzionali locali, segmentali, o in punti ed in organi assolutamente lontani dal campo di disturbo stesso. Proprio il concetto di campo di disturbo costituisce l’aspetto innovativo e stimolante di questa metodica, perché, togliendo questa causa capace di inviare informazioni negative, si ristabilisce un equilibrio che riporta la salute. In questo modo accade un fenomeno che va sotto il nome di “fenomeno secondo di Huneke” che è veramente emozionante per il medico e che lascia stupefatto ed entusiasta il paziente: sul piano clinico si innesca un riequilibrio capace di portare ad una completa autoguarigione.

La scoperta del “fenomeno secondo” avvenne nel 1941 da parte dei fratelli Huneke. Poiché già nel 1925 Huneke era riuscito a risolvere le crisi di emicrania della sorella grazie ad un’iniezione intravenosa di procaina, da allora i fratelli Huneke avevano ampliato il loro campo di ricerca trattando le zone dolorose per via sottocutanea e intramuscolare.

È stato invece Max Kiebler nel suo libro “Il campo di disturbo nelle malattie articolari e nelle malattie interne”, a parlare per primo di terapia segmentaria. La terapia locale del tessuto segmentale irritato (pelle, connettivo, muscolo, periostio, peritoneo, sistema vascolare e nervi afferenti) non solo determina un’interruzione delle vie riflesse patologiche, ma normalizza anche tutti i disturbi vegetativi mediante la ripolarizzazione delle membrane cellulari perturbate. Si può affermare dunque che la Neuralterapia rappresenta, nel senso più ampio, una riflesso-terapia o una terapia di regolazione attraverso lo stimolo del sistema nervoso vegetativo.

La Neuralterapia si effettua principalmente in tre forme:

1) come terapia segmentale in forma di trattamento locale o sul segmento individuato

2) come diagnostica di uno o più campi di disturbo e conseguente terapia

3) come terapia su gangli o sulla catena laterale del sistema nervoso simpatico.

Indicazioni: patologia dolorosa e funzionale nel distretto cefalico, patologie odontoiatriche, patologie otorinolaringoiatriche, patologie delle vie respiratorie, gastrointestinali, epatiche, pancreatiche, intestinali, urologiche, della colonna vertebrale, e stati dolorosi dovuti a traumi acuti o cronicizzati.

Controindicazioni: allergia agli anestetici locali, grave insufficienza renale, insufficienza epatica, disturbi di conduzione atrio-ventricolare, insufficienza cardiaca compensata, terapia con anticoagulanti, emofilia, infezioni nella zona da trattare, turbe psichiche.