Infiammazione acuta e cronica

Stomaco, intestino, articolazioni , ....
Gastrite
Colon irritabile e stipsi
Patologie dolorose localizzate e generalizzate
Cefalea
Fibromialgia
Stanchezza cronica
Ansia
Panico
Insonnia
Mani e piedi freddi
Allergie e intolleranze

Infiammazione

L'infiammazione o flogosi è un meccanismo di difesa aspecifico, che costituisce una risposta protettiva, seguente all'azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici, il cui obiettivo finale è l'eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale. Con l'infiammazione avviene una sequenza dinamica di fenomeni con caratteristiche relativamente costanti che si manifestano con una intensa reazione vascolare indipendentemente dall'infinità degli agenti lesivi. Infiammazione è modulata e controllata da sostanze endogene: mediatori biochimici della flogosi. L'infiammazione serve a distruggere, diluire e confinare l'agente lesivo, ma allo stesso tempo mette in moto una serie di meccanismi che favoriscono la riparazione o la sostituzione del tessuto danneggiato.

I segni locali dell'infiammazione sono: arrossamento, tumefazione, calore, dolore e alterazioni funzionali

 

I tipici effetti a livello sistemicosono:

perdita di massa magra (FFM),

la stanchezza cronica (proteolisi muscolare),

alterazioni dell'equilibrio idrico(TBW) e acido-base (carenza sistemi tampone).

variazione della termoregolazione

alterazioni metaboliche (tipico un forte catabolismo proteico)

aumento della sintesi epatica proteica (proteina C reattiva).

Dal punto di vista idro-elettrolitico:

aumento dell'acqua extracellulare (ECW)

perdita dell'acqua intracellulare (ICW)

alterazione degli elettroliti con conseguente variazione del potenziale di membrana cellulare (PMN)

Infiammazione cronica

L'infiammazione cronica è un processo flogistico di lunga durata in cui coesistono l'infiammazione attiva, la distruzione dei tessuti e i tentativi di riparazione.

Il danno tessutale          >

Processi riparativi         >                        Omeostasi cronica

Risposta infiammatoria  >

 

Con la cronicizzazione dell'infiammazione nel tempo l'edema viene ulteriormente incrementato e sostenuto da ristagno dei liquidi nei tessuti per aumento della pressione osmotica del tessuto interstiziale con ulteriore aumento di ECW.

Aumenta l'acidità extracellulare per il ristagno e per l'incremento dell'attività catabolica (in particolare quella muscolare) che va ad accentuare la glicogenolisi con accumulo di acido lattico.

Aumenta sia la concentrazione di proteine nell'ambiente extracellulare (dal 2,5% al 10%) che la concentrazione di acidi organici (acido lattico, acido ialuronico, acidi nucleici ed acidi grassi).

I valori del pH extracellulare risultano vicini o inferiori a 6.

Eziopatogenesi dell’infiammazione cronica

A) Prolungamento di un' infiammazione acuta per persistenza dello stimolo (batteri, virus, tessuto necrotico) e/o intervento di fattori che alterano i normali processi di guarigione.

- attenuazione delle modificazioni vascolari

- modificazione dell'infiltrazione cellulare

- comparsa di processi riparativi 

B) Episodi flogistici acuti che interessano in maniera ripetuta e reiterata un organo o tessuto

Stato infiammatorio cronico con

- quadri di infiammazione acuta

- aspetti riparativi che prevalgono nella fase di intervallo

C) Infiammazione cronica diffusa interstiziale e/o granulomatosa

 

Infiammazione cronica primaria

Stimoli flogistici poco intensi, persistenti e/o capaci di determinare anomale risposte difensive:

a) Sostanze difficilmente degradabili (corpi estranei)

b) Ricorrente esposizione ad antigeni ambientali inalatori

c) Microrganismi (batteri, miceti, protozoi, metazoi) capaci di sottrarsi o di resistere alla fagocitosi

d) Fenomeni di ipersensibilità di tipo III (immunocomplessi) e di tipo IV (ritardata o mediata da linfociti) che inducono processi flogistici cronici su base immunitaria

Tipo III: Infezioni croniche, forme reumatoidi autoimmuni,patologie causate prevalentemente da inalazione protratta di antigeni (tossici ambientali, metalli pesanti...)

Tipo IV: Dermatiti da contatto, reazione a farmaci specifici, tiroidite

 

Metodi nuovi

REGMATEX: Regolazione della matrice extracellulare

Le zone affette da processi infiammatori cronici sono caratterizzate da un alto livello di scambio ionico. Il sistema emula, sopprimendo il segnale elettromagnetico generato da tale scambio, l’assenza di processi infiammatori, al fine di abbassare la risposta dell’asse HPA e, conseguentemente, il rilascio di glucocorticoidi (che hanno effetto antinfiammatorio). Dopo il trattamento di trenta minuti, terminata l’emulazione, l’organismo reagirà ai processi infiammatori attraverso un’adeguata attivazione del sistema immunitario.

RegMatEx è un dispositivo medico terapeutico non invasivo il quale, attraverso stimolazioni elettromagnetiche a bassa frequenza ed intensità (impercettibili per il paziente), porta alla modifica della mobilità ionica ed alla ripolarizzazione fisiologica degli elettroliti fondamentali quali magnesio, potassio, calcio, sodio, cloro e bicarbonato.

Preliminare al trattamento è la correzione nutrizionale (alcalinizzante) per migliorare la conduciblità ionica che si promuove con la terapia specifica.

 

CAMPI D'APPLICAZIONE

  1. riattivazione dei meccanismi di reazione sistemici immunoendocrini
  2. indeboliti dallo stress cronico dell’asse HPA;
  3. riduzione del livello degli stati infiammatori cronici;
  4. abbassamento dello stato cronico di acidosi
  5. stimolazione del metabolismo basale;
  6. terapia antalgica da infiammazione cronica.
  7. disturbi del tono dell'umore, insonnia, ansia,
  8. attacchi di panico (MUS)
  9. malattie reumatiche croniche
  10. terapia antalgica (forme di dolore cronico)
  11. disturbi del metabolismo, gastroenterici (colon irritabile ..)
  12. sindrome da stanchezza cronica
Descrizione

Ossigeno Ozono ( vedi relativo capitolo )

Metodi noti - INFILTRAZIONI ARTICOLARI

Il dolore acuto può beneficiare di terapia farmacologiche, fisica. Spesso i risultati non sono efficaci perchè le lesioni articolari sono inveterate. Anche nelle forme croniche riservano sorprese a medici e pazienti , che non vedono risultati favorevoli. Talvolta si accetta un compromesso. Si praticano infiltrazioni intrarticolari per sostenere le funzioni degenerate. Ma spesso non si hanno evidenti correlazioni. La Medicina funzionale agisce proprio qui ( ma non solo). Si agisce sull'intero sistema con modalità specialistiche poco conosciute e quindi poco diffuse, con penalizzazione della qualità di vita milioni di persone.

VISCOSUPPLEMENTAZIONE CON ACIDO IALURONICO NELL’ARTROSI DI GINOCCHIO

L’artrosi è una delle più comuni malattie degenerative e rappresenta una causa di grave disabilità per i pazienti che ne sono colpiti.

Tale patologia colpisce tutti i distretti articolari specie quelle articolazioni sottoposte al carico.

Attualmente la terapia per l’artrosi prevede l’uso di farmaci anti-infiammatori, fisioterapia, riduzione del peso corporeo e infiltrazioni alternate di ossigeno ozonoterapia con acido ialuronico.

L’acido ialuronico è una molecola che gioca un ruolo importante nell’ articolazione; è sintetizzata dalle cellule sinoviali ed è responsabile delle proprietà viscosoelastiche del liquido sinoviale stesso.

E’ uno dei principali componenti della matrice extracellulare.

E’ costituito da unità alternate di acido glucuronico e di acetilglucosamina che si ripetono in una lunga catena lineare flessibile di alto peso molecolare.

L’acido ialuronico contribuisce ai meccanismi di lubrificazione nelle condizioni di carico e cerca di proteggere il tessuto dalla penetrazione di cellule infiammatorie o dagli enzimi litici.

Nelle articolazioni affette da grave artrosi il liquido infiammatorio è povero sia di elasticità che di viscosità e quindi lo scopo dell’iniezione intraarticolare di acido ialuronico chiamata viscosupplementazione è quello di ripristinare le proprietà viscosoelastiche del liquido sinoviale.

Ricerche hanno dimostrato che l’acido ialuronico stimola l’attività anabolica (tramite i recettori CD44 presenti sulla superficie del condrocito) con produzione di nuova cartilagine e che si oppone a meccanismi potenzialmente dannosi (chemiotassi di alcune cellule dell’infiammazione, sintesi della prostaglandina PGE2, radicali liberi).

L’azione sull’uomo è risultata antiflogistica e analgesica, tanto migliore quanto più la situazione patologica è agli esordi.

Le linee guida dell’American College of Rheumatologists suggeriscono che l’uso della terapia intra-articolare con acido ialuronico è indicato nei pazienti che non hanno risposto a trattamenti fisioterapici e/o farmacologici. 

La viscosupplementazione delle articolazioni come il ginocchio e la spalla è un’ efficace terapia che il Medico esegue fin dagli anni ’80.

Il medico durante la visita verifica che nell’articolazione non vi sia la presenza di liquido sinoviale in eccesso; se presente lo rimuove e quindi esegue l’infiltrazione di acido ialuronico.

Esistono diverse possibilità terapeutiche a seconda del peso molecolare della sostanza; se è basso (500-800 kdalton), un’infiltrazione settimanale di 20 mg di sale sodico di acido ialuronico per 5 settimane ha un’efficacia di 6-12 mesi; se è più alto di solito si usano 3 somministrazioni settimanali.

Il paziente è bene che stia a riposo per le successive 12-24 ore ed è consigliabile l’applicazione di ghiaccio sull’articolazione.

E’ importante sospendere attività fisiche impegnative durante il ciclo di infiltrazioni.

Infiltrazione ginocchio

 Tecnica infiltrativa al ginocchio

Alcuni pazienti notano un miglioramento dei sintomi già pochi giorni dopo la prima infiltrazione ma il risultato consolidato si ottiene dopo circa 2-3 settimane dal termine del ciclo.

Gli effetti collaterali sono rari e si limitano a un transitorio aumento della sintomatologia dolorosa.

Il trattamento con acido ialuronico non interagisce con altri farmaci e non da manifestazioni allergiche.

La viscosupplementazione non è da intendere come una cura dell’artrosi in senso stretto, ma i pazienti possono continuare ad avvertire il beneficio anche 6-9 mesi dopo il termine del trattamento.

E’ raccomandabile ripetere il trattamento almeno ogni 12 mesi.

Il paziente deve essere informato che alcune volte dopo il trattamento infiltrativo ci può essere una riacutizzazione dei sintomi e talora anche gonfiore. Il paziente non deve allarmarsi poiché tali sintomi sono transitori e non compromettono il trattamento infiltrativo.

Neuralterapia - Terapia speciale per il dolore e non solo

Trattamento della cicatrice, CAMPO DI DISTURBO

In un’epoca in cui la medicina è andata sempre più specializzandosi nelle cure delle varie parti del corpo e nel loro, sempre più sofisticato, studio, la Neuralterapia rappresenta quasi un monito, una sorta di richiamo al concetto, legato ancora alla medicina cinese, che il corpo è in realtà un organismo unico e, come tale, è sottoposto ad un continuo scambio di informazioni che tengono in costante collegamento tutte le sue parti. Ogni organo è infatti circondato dalla “matrice”, una sostanza innervata, ricca di cellule, di vasi sanguigni e linfatici, che riceve e passa informazioni a tutte le altre parti del corpo. La Neuralterapia si basa da una parte sulla anatomia, sulla fisiologia e sulla clinica tradizionale, e dall’altra, sui concetti di medicina biologica complementare, quali la regolazione cibernetica, il sistema di regolazione di base di Pischinger, la teoria del gate control, la patologia della regolazione di Ricker, la patologia neurale di Speranski e la fisica e la biologia più moderne. Che cos’è la Neuralterapia? Nel vasto panorama della Medicina Funzionale è un metodo diagnostico e terapeutico che prende in considerazione come substrato anatomico la sostanza fondamentale ed il sistema neurovegetativo in essa incorporato. L’utilizzo di questa metodica presuppone un’attenzione particolare all’anatomia e alla fisiologia del sistema nervoso vegetativo, in quanto esso possiede la capacità prioritaria di agire come “timoniere” nell’autoregolazione dell’organismo.

Nella Medicina Funzionale l’organismo umano è considerato un sistema biologico complesso, del tutto unico e diverso in ogni individuo, con caratteristiche energetiche, dissipative e cibernetiche. Se queste condizioni sono perturbate è perché alla base vi sono delle alterazioni dell’informazione e quindi della regolazione.

La Neuralterapia è in grado di indurre un’autoguarigione nell’organismo, attraverso “il sistema di regolazione di base”  (Pischinger) in cui è immerso il sistema nervoso vegetativo, grazie a delle minime quantità di un anestetico locale, che viene utilizzato non per cancellare il dolore (non è una terapia del dolore come si crede comunemente) ma proprio per portare delle informazioni energetiche al sistema regolatore di base. È un trattamento di tipo cibernetico, che per mezzo di una stimolazione qualitativa e spaziale causale determina la possibilità dell’autoguarigione.

Come spesso avviene in medicina, anche la scoperta della Neuralterapia è stata abbastanza casuale: il trattamento di una cicatrice con un anestetico locale risolse in una paziente un annoso e irrisolvibile problema di dolori ad una spalla. Gran parte del fascino di questa tecnica consiste nel fatto che essa si rivela come metodo diagnostico prima ancora che come efficace terapia, ed è indicata senza dubbio per le sindromi acute, che risolve in tempi brevissimi, ma soprattutto per le malattie croniche delle quali “spiega” il lontano instaurarsi. Il punto di partenza è nella ricerca e nella localizzazione, tramite l’anamnesi, l’ispezione e la palpazione, di un campo di disturbo capace di generare delle alterazioni funzionali locali, segmentali, o in punti ed in organi assolutamente lontani dal campo di disturbo stesso. Proprio il concetto di campo di disturbo costituisce l’aspetto innovativo e stimolante di questa metodica, perché, togliendo questa causa capace di inviare informazioni negative, si ristabilisce un equilibrio che riporta la salute. In questo modo accade un fenomeno che va sotto il nome di “fenomeno secondo di Huneke” che è veramente emozionante per il medico e che lascia stupefatto ed entusiasta il paziente: sul piano clinico si innesca un riequilibrio capace di portare ad una completa autoguarigione.

La scoperta del “fenomeno secondo” avvenne nel 1941 da parte dei fratelli Huneke. Poiché già nel 1925 Huneke era riuscito a risolvere le crisi di emicrania della sorella grazie ad un’iniezione intravenosa di procaina, da allora i fratelli Huneke avevano ampliato il loro campo di ricerca trattando le zone dolorose per via sottocutanea e intramuscolare.

È stato invece Max Kiebler nel suo libro “Il campo di disturbo nelle malattie articolari e nelle malattie interne”, a parlare per primo di terapia segmentaria. La terapia locale del tessuto segmentale irritato (pelle, connettivo, muscolo, periostio, peritoneo, sistema vascolare e nervi afferenti) non solo determina un’interruzione delle vie riflesse patologiche, ma normalizza anche tutti i disturbi vegetativi mediante la ripolarizzazione delle membrane cellulari perturbate. Si può affermare dunque che la Neuralterapia rappresenta, nel senso più ampio, una riflesso-terapia o una terapia di regolazione attraverso lo stimolo del sistema nervoso vegetativo.

La Neuralterapia si effettua principalmente in tre forme:

1) come terapia segmentale in forma di trattamento locale o sul segmento individuato

2) come diagnostica di uno o più campi di disturbo e conseguente terapia

3) come terapia su gangli o sulla catena laterale del sistema nervoso simpatico.

Indicazioni: patologia dolorosa e funzionale nel distretto cefalico, patologie odontoiatriche, patologie otorinolaringoiatriche, patologie delle vie respiratorie, gastrointestinali, epatiche, pancreatiche, intestinali, urologiche, della colonna vertebrale, e stati dolorosi dovuti a traumi acuti o cronicizzati.

Controindicazioni: allergia agli anestetici locali, grave insufficienza renale, insufficienza epatica, disturbi di conduzione atrio-ventricolare, insufficienza cardiaca compensata, terapia con anticoagulanti, emofilia, infezioni nella zona da trattare, turbe psichiche.