Giovani e attività fisica: un rifiuto inspiegabile?

Recentemente, molti quotidiani europei si sono occupati di un fenomeno che si sta diffondendo per tutto il continente: il progressivo disinteresse dimostrato dai più giovani nei confronti della pratica sportiva. Pare che gli adolescenti non trovino più stimolante impegnarsi nel nuoto o nell’atletica leggera, nel calcio o nella pallavolo. Da un punto di vista sociologico e salutistico, il dato è preoccupante; sociologicamente il fenomeno indica il rifiuto di un modello, quello che assegna allo sport il ruolo di sostituto del gioco nella fase evolutiva dei bambini che crescendo diventano ragazzi e di ragazze. In altre parole, viene a mancare quella valvola di sfogo per l’aggressività che nell’età infantile è rappresentata da corse, salti, schermaglie fisiche e successivamente dallo sport. Non meno gravi le conseguenze dal punto di vista della salute: la mancanza di movimento fisico provoca obesità e altre patologie pronte a scatenarsi non appena il giovane raggiunge l’età adulta.

Bisogna fare qualcosa

Si sa che è difficile invertire le tendenze di massa, ma qualcosa si può e si deve fare, anche nel nostro Paese, che non è certo immune da questo pericoloso rifiuto dello sport. E non bastano certo i recenti successi italiani nel nuoto da parte di giovani e giovanissimi: dietro questi pochi fenomeni c’è quasi il vuoto. Inevitabile ricordare con una certa nostalgia quei “Giochi della Gioventù” che dal 1968 al 1996 avviarono alla pratica atletica migliaia di giovani in tutta Italia, fra i quali brillarono le stelle che hanno illuminato i successi olimpici italiani in questa disciplina.

La mancanza di tempo per motivi di studio

Interessante può essere, in questa ricerca di cause, analizzare i motivi che spingono un giovane che ha intrapreso un’attività sportiva ad abbandonarla dopo un breve periodo: la ragione (oltre il 50% dei casi) pare essere una sola, cioè la mancanza di tempo per motivi essenzialmente di studio. Problemi di salute, di famiglia, economici e altri sono in pratica statisticamente inesistenti. Certo, un’organizzazione scolastica come quella statunitense, nella quale sia la High School sia l’Università tengono in grande considerazione la pratica sportiva e valutano i successi sportivi quasi alla pari di quelli di studio, potrebbe contribuire a risolvere in parte il problema (anche se poi l’efficacia del sistema è tutta da dimostrare a fronte dell’altissimo numero di persone sovrappeso o obese che si riscontrano oltreoceano). Ma senza progettare rivoluzioni o grandi cambiamenti epocali, forse le soluzioni sono più vicine a noi e, soprattutto, sono assai più facilmente praticabili.

Ancora qualche dato

Sono il 25,5% i giovani italiani che non hanno mai praticato uno sport e non hanno alcuna intenzione di farlo. Sicuramente, una parte di responsabilità deve essere addossata all’organizzazione scolastica, che in Italia prevede soltanto 810 ore di educazione fisica a ciclo (2.600 in Francia, 1.500 in Austria, 1.440 in Germania, tanto per abbozzare qualche confronto). Ma non tutte le colpe possono essere attribuite alle istituzioni: se la scuola non aiuta, almeno confortante si può definire l’intervento degli Enti locali che nel 2008 hanno speso 2.013 milioni di euro per la costruzione e la gestione di impianti sportivi, che sono 5.000 in più rispetto al 1996.

Un Paese di “pigroni”

Giovani a parte, qual è il rapporto degli italiani con lo sport praticato? Secondo i parametri dell’Unione Europea, siamo i “pigroni” d’Europa: il 41% dei nostri connazionali è definibile come “assolutamente sedentario”, categoria che in Finlandia raggiunge appena il 7%. Fra questi due estremi, tutto il resto del continente. Davvero un brutto primato. Ma tornando a occuparci dei giovani italiani in età scolastica ecco la conferma di quanto affermato in precedenza: se a 11 anni il 65% degli alunni risulta praticare anche occasionalmente almeno uno sport, a 14 il dato scende al 61% e a 18 al 57%, l’indice più basso d’Europa.

Volontà contro l'avversità

Soprannominato "the fastest thing on no legs" (la cosa più veloce su nessuna gamba) e "Blade Runner", Pistorius è un amputato bilaterale, detentore del record del mondo sui 100, 200, e 400 metri piani nella categoria T44. Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio, denominate cheetah (ghepardo). È il primo ed unico atleta amputato capace di vincere una medaglia in una competizione iridata per normodotati. Pistorius nasce con una grave malformazione (entrambi i peroni erano assenti ed i piedi erano gravemente malformati), che lo costringe, all'età di undici mesi, all'amputazione delle gambe. Negli anni del liceo pratica il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo porta all'atletica leggera, dapprima per motivi di riabilitazione, poi per scelta. 2004: i primi successi paralimpici

Il suo primo appuntamento agonistico di rilievo sono le Paralimpiadi di Atene del 2004. A diciassette anni vince il bronzo sui 100 metri e l'oro sui 200, battendo anche atleti amputati singoli più quotati di lui, come gli statunitensi Marlon Shirley e Brian Frasure.

Fin dal 2005 Pistorius esprime il desiderio di poter correre coi normodotati in occasione dei Giochi olimpici di Pechino 2008.

Un parziale successo lo ottiene nel giugno del 2007, quando gli organizzatori del Golden Gala di Roma gli consentono di competere coi normodotati sui 400 metri. Il 13 luglio quindi gareggia nello Stadio Olimpico di Roma in occasione del Golden Gala, prendendo parte, assieme ad atleti normodotati, alla gara B dei 400 metri ottenendo la seconda posizione.

2008: l'ammissione a gareggiare con i normodotati

Il 13 gennaio 2008 la IAAF respinge la richiesta di Pistorius di gareggiare con i normodotati, sostenendo che "un atleta che utilizzi queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi". Il 16 maggio dello stesso anno Pistorius è riabilitato dal tribunale sportivo alla partecipazione delle Olimpiadi 2008. Nelle motivazioni che hanno portato alla riabilitazione, si legge che "al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall'uso delle protesi". Tuttavia non riesce a realizzare il tempo minimo che gli permetterebbe di partecipare alla manifestazione olimpica.

Il 9 settembre vince la medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Pechino nei 100 m chiudendo in 11"18 per poi ripetersi il 13 settembre nei 200 m (con il tempo di 21"67, record paralimpico) e il 16 settembre nei 400 m (con il tempo di 47"49, record del mondo).

2011: l'argento mondiale con la staffetta a Daegu

 
Oscar Pistorius ai Mondiali di Daegu 2011.

 

Dal 2011 inizia ad allenarsi stabilmente a Gemona del Friuli, insieme ad altri atleti sudafricani.

Il 19 luglio proprio in Friuli, a Lignano Sabbiadoro, corre i 400 metri in 45"07 realizzando il minimo A valido per la partecipazione ai Mondiali di Daegu 2011 e ai Giochi olimpici di Londra 2012 Ai mondiali prende parte ai 400 metri, venendo eliminato in semifinale con il tempo di 46"19, mentre il 1º settembre, insieme ai compagni di staffetta, realizza il primato nazionale sudafricano della 4×400 metri in occasione delle batterie di qualificazione con il tempo di 2'59"21.

Non corre poi la finale, in cui il Sudafrica conquisterà il secondo posto, venendo comunque ugualmente premiato con la medaglia d'argento per il contributo fornito in semifinale. È da sottolineare come il tempo ottenuto in semifinale, con Pistorius, sia stato migliore del tempo fatto registrare dal quartetto sudafricano in occasione della finale.

2012: La partecipazione alle Olimpiadi di Londra

Nel 2012 ottiene sui 400 metri piani il minimo valido per la partecipazione ai Giochi olimpici di Londra, venendo convocato sia per la prova individuale sia per la staffetta 4×400 metri. Il 4 agosto supera agevolmente la sua batteria dei 400 m, correndo in 45"44, suo primato stagionale. Il giorno dopo prende parte alla semifinale, classificandosi 8º della propria serie con il tempo di 46"44 e venendo eliminato.

Se LUI ce l'ha fatta ( e chi l'avrebbe mai detto), perchè ognuno di noi, con mezzi naturali non fa il minimo sforzo ?

Portiamo i nostri figli a vedere gare per disabili e far apprezzare quanta fortuna essere normodotati, anche se qualche volta con qualche chilogrammo in più. Volersi bene significa essere attivi. La passività peserà sul nostro futuro e quello della società. 

… non solo per i nostri figli

 

La presenza fra le pareti domestiche di articoli per il fitness di articoli potrebbe finalmente convincere anche noi genitori a dare il buon esempio, ingaggiando simpatiche sfide proprio con i nostri figli. Scusanti metereologiche, climatiche o di particolari indisponibilità sarebbero così sminuite in attesa .... di tempi migliori .

 

Fitness: una soluzione semplice e salutare…

Dicevamo che nella stragrande maggioranza dei casi il motivo dell’abbandono di una pratica sportiva da parte di un giovane risiede nella mancanza di tempo per ragioni di studio. A questo motivo, possiamo aggiungere anche il tempo sprecato per recarsi agli allenamenti, che particolarmente nelle grandi città può essere un fattore determinante. Avere in casa, sempre a disposizione, uno o più attrezzi per il fitness, è la soluzione ideale del problema.
Sappiamo che, soprattutto fra i 14 e i 19 anni, lo sport è fondamentale per lo sviluppo psicofisico dei nostri figli. Conferire il giusto tono ai muscoli, incrementare la loro forza, contribuire subito alla normalizzazione delle posture sbagliate che si possono assumere durante le lunghe ore di studio (e conseguentemente evitare scoliosi, cifosi ecc.), non può che far bene a persone in fase di crescita. L’attività sportiva, inoltre, scarica l’aggressività e insegna ad autodeterminarsi, a darsi degli obiettivi.

È opinione comune che il fitness e gli attrezzi per praticarlo siano destinati a un’utilizzazione da parte di adulti alla ricerca del proprio benessere. Sbagliato! Questa pratica, al contrario, è adattissima anche per i più giovani, con le opportune accortezze che un fisico in formazione richiede. Per esempio, è opportuno privilegiare il sollevamento di carichi leggeri, che favoriscano lo sviluppo longilineo delle ossa e impediscano la formazione di un fisico dotato di muscoli ma inevitabilmente tarchiato.

Regole principali per tutte le età

 

Pratica attività fisica in modo regolare ma senza eccedere

L'attività fisica regolare, ed in particolare quella sportiva, favorisce il mantenimento di un tono muscolare ottimale, il buon funzionamento degli organi e degli apparati e costituisce un'efficace prevenzione per molte patologie.

Segui una dieta bilanciata ed adeguata al tuo stile di vita

La dieta corretta e bilanciata è fondamentale per lo sportivo: tre pasti fondamentali e due spuntini al giorno secondo le indicazioni della dieta mediterranea riescono a soddisfare ogni fabbisogno dell'organismo, anche dell'atleta

Prova a comprendere come l'alimentazione può aiutarti a vivere meglio lo sport

Chi ritiene che per affrontare l'impegno atletico o recuperare meglio le energie dopo l'attività sportiva siano indispensabili dei prodotti sintetici e una buona dose di integratori non sa apprezzare l'efficacia degli alimenti. Un frutto di stagione o un buon succo di frutta preparato in casa saranno un'ottima fonte di sali minerali, un po' di pane ed un pezzo di formaggio parmigiano costituiranno una risorsa ricca di aminoacidi e carboidrati, un pezzo di crostata alla frutta sarà l'alimento ideale per lo spuntino un'ora prima della partita o subito dopo la gara. Segui la via degli alimenti, sperimenterai la migliore ricetta per il benessere.

Rispetta i tuoi ritmi

Non opporti con insistenza alla stanchezza, non imporre al tuo organismo un regime di vita caratterizzato da poche ore di riposo notturno, rispetta oltre che i principi dell'alimentazione anche i suoi tempi. Seguire i ritmi biologici permette al tuo organismo di funzionare al meglio, i meccanismi biochimici, la produzione di ormoni, il funzionamento di organi e apparati dipendono da un sano stile di vita.

Non essere rigido nei tuoi schemi

Dedizione nella pratica sportiva non vuol dire necessariamente rigidità, che tu sia un professionista o un semplice appassionato concediti anche alcuni momenti di relax dai ritmi di allenamento, modifica gli schemi, rendi vario il lavoro muscolare e una volta alla settimana concediti uno strappo alla regola anche nell'alimentazione. Star bene con se stessi aiuta a vivere meglio lo sport.

Non impiegare farmaci senza una reale necessità

L'uso dei farmaci è raccomandato soltanto in caso di malattie, l'impiego di medicinali a scopo

preventivo, per abitudine, su indicazione non basata su reale necessità medica può essere rischiosa.

Fai attenzione all'alcool e al fumo

Se vuoi vivere da sportivo devi sapere che il fumo può danneggiare anche la tua prestazione, ad un maggior impiego di sigarette corrisponderà una minore quota di ossigeno per i tuoi polmoni e di conseguenza per i tuoi muscoli. Eccedere nell'assunzione di alcolici comprometterà i processi digestivi impedendo al tuo organismo di assimilare quanto gli è necessario per sostenere un'ottimale pratica sportiva.

Non far ricorso al doping

Non pensare che un farmaco o una sostanza possano trasformarti in campione, il successo lo devi meritare con le tue forze, assumere prodotti per migliorare la performance può trasformarsi in un vero problema per la tua salute. Evita di dipendere da una sostanza, conquista il rispetto di te stesso e degli altri con le tue risorse. Il doping, oltre che pericoloso, equivale a prendersi in giro da soli oltre che ad offendere il lavoro e l'impegno degli altri.

Evita un impegno fisico massimale fuori dalle tue possibilità oggettive

Spesso puoi essere tentato dal compiere imprese ardue o ad aggregarti a gruppi già esperti in discipline che non hai mai affrontato solo per il desiderio di compiacere altri o per metterti alla prova. Sii consapevole di ciò che sai e puoi fare anche e soprattutto nello sport, sarà un valido allenamento a comprendere e dichiarare con onestà i tuoi limiti anche nella vita di tutti i giorni.

Lo sport è davvero per tutti

L'attività fisica, anche di tipo agonistico, è alla portata di chiunque, anche in presenza di patologie o in età avanzata. L'obiettivo può essere anche costituito dal solo migliorarsi

Documentati prima di seguire consigli terapeutici di dubbia origine

Informa sempre il tuo medico di qualsiasi intenzione a voler iniziare una terapia. Vi è chi spesso si improvvisa esperto pur non essendo qualificato per esserlo. Chiedi sempre un consiglio al medico che conosce meglio la tua situazione e, nel rispetto della tua salute e del regolamento anti-doping farai sempre la scelta terapeutica migliore. Rispetta i tempi di riposo richiesti dal tuo fisico

Rispettare i tempi e le richieste dell'organismo ti permetterà di recuperare tempo prezioso per gli allenamenti, spingere troppo oltre il tuo fisico nello sforzo muscolare potrebbe causare dei danni e un affaticamento che richiederanno un recupero più lungo di quello che sarebbe stato necessario. Non ricorrere ai farmaci che riducono la percezione del dolore e della fatica per poter continuare ad allenarti. Rispetta i tempi adeguati per la terapia e il recupero di ogni problema che dovesse presentarsi nel corso della tua attività.

Rispetta l'avversario e le regole

Saper stare alle regole del gioco fa già di te un campione. Rispetta chi gareggia con te e contro di te, chiunque, per partecipare, ha lavorato con impegno, e l'impegno, la passione e la dedizione vanno rispettati indipendentemente dal risultato.

Impara ad accettare anche la sconfitta e non vantarti troppo dei tuoi successi

L'insuccesso fa parte del gioco; impara ad accettare una sconfitta ed a partire da essa per provare a migliorarti. Non approfittare della vittoria per vantarti troppo delle tue capacità.