Alta qualità e quantità equilibrata

Descrizione

Titolo

Nutrire gli adulti di domani

Il primo passaggio importante verso l’alimentazione non lattea , cioè lo svezzamento si verifica intorno al 5-6 mese di vita. Quindi nel secondo semestre si accompagna questa nuova esperienza accompagnata dal pediatra. Dopo, tra gli 1 e 3 anni di età si verificano cambiamenti sia a livello  somatico che  psicologico. 

Ci sono strategie da intraprendere ?

Incoraggiare l’allattamento al seno esclusivo fino a 6 mesi  ….

In alternativa utilizzare latte con contenuto proteico più basso

Iniziare lo svezzamento tra la 17 e la 26  settimana

Dopo il 6 mese il LM non apporta ferro e zinco a sufficienza

Controllare l’apporto di proteine durante lo svezzamento e fino ai 2 anni

Introdurre latte vaccino dopo l’anno ( meglio dopo i 2 anni )

Quale latte assumere dopo l’anno di vita ?

Latte di crescita (assenza di contaminanti e pesticidi, antiparassitari …. )

Contenuto di grassi più basso rispetto al latte vaccino

Miscela di grassi simile al latte materno ( omega 3 )

Contenuto proteico più basso

Contenuto di galattooligosaccaridi ( fibre che aiutano la crescita dei fermenti )

Con ruolo anti infettivo

Contenuto più elevato di Calcio, ferro e zinco

Assenza di aromi ( per aiutare il passaggio al latte vaccino)

Migliore conservazione

Quali  cibi solidi può mangiare il bambino a questa età ?

Pasta, riso e altri cereali in chicco ( miglio, farro )                                                                                        

Paste ripiene con verdure e carni magre ( non sfoglie surgelate che contengono grassi idrogenati )

Verdure cotte poi crude

Frutta fresca almeno 4 volte al giorno ( come spuntino e succo di frutta fresca senza zuccheri )

Pesce carne vanno proposti in piccoli pezzi, con tagli magri e al vapore o al cartoccio ( senza limone e pomodoro se si usa il foglio di alluminio), meglio carta da forno.

Dolci e biscotti mai come premio

Privilegiare i prodotti biologici, con pochi grassi e zuccheri naturali

L’acqua va offerta anche quando il bambino non la chiede, per il buon funzionamento di reni e intestini.

Mai salumi prima del 3 anno , per non consolidare abitudini

I pasti vanno preparati con cura con abbinamenti corretti ( carboidrati e proteineper un apporto equilibrato di nutrienti)

Sceglier prodotti non raffinati, cucinati in modo semplice e con pochi grassi e poco sale.

L’apporto di nutrienti va rapportato alla stagione, all’attività motoria

Altri suggerimenti a tavola, visto che il bambino  comincia a mangiare da solo ?

Non osservarlo intanto che mangia e non creargli ansia , lasciargli il tempo necessario per masticare e gustare, visto nella vita è una sana a abitudine che va a perdersi

Offrire varietà

Non cedere ai capricci, ma smettere il pasto per capire il rifiuto

Insegnare a disporre il piatto a tavola per coinvolgerlo

Proporgli piatti prima senza condimento per insegnargli a riconoscere i sapori e i gusti

Buon appetito

Crescere con la Natura

Allattamento e farmaci incompatibili

I benefici dell’allattamento al seno sono superiori rispetto al rischio di esposizione alla maggior parte degli agenti terapeutici attraverso il latte materno. Solo un gruppo ristretto di medicinali è realmente controindicato. Lo afferma l'Aifa sulla base della letteratura scientifica. E sottolinea come molte madri interrompano terapie o allattamento non sempre appropriatamente. 

I benefici dell’allattamento al seno sono superiori rispetto al rischio di esposizione alla maggior parte degli agenti terapeutici attraverso il latte materno. E' quanto si legge all’interno dall’aggiornamento delle linee guida dell’American Academy of Pediatrics AAP (Hari Cheryl Sachs e COMMITTEE ON DRUGS, ‘Transfer of Drugs and Therapeutics lnto Human Breast Milk’ su Pediatrics, DOI: 10.1542/peds.2013-1985) e lo ricorda l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in un articolo pubblicato sul proprio sito internet.

"Il rapporto rischio/beneficio deve essere sempre il parametro di riferimento da considerare al momento della prescrizione della terapia”, sottolinea AIFA, che illustra, attraverso la lettura scientifica, come l’allattamento al seno e l’assunzione di farmaci non siano sempre un binomio impossibile. “La letteratura scientifica ha ormai dimostrato inequivocabilmente l’importanza dell’allattamento al seno, sia per la madre che per il lattante, dal punto di vista fisico e psicologico”, spiega l'Agenzia Italiana del Farmaco, e allo stesso tempo “i rischi di contaminazione del latte materno sarebbero minimi per le maggior parte delle terapie farmacologiche. Inoltre, solo un ristretto gruppo di medicinali è realmente controindicato per le madri che allattano o associato a effetti negativi per i bambini. Raramente è richiesta l’interruzione (temporanea o definitiva) dell’allattamento”.


Nonostante ciò, evidenzia l'Aifa, sono molte le madri che decidono, non sempre appropriatamente, di sospendere la terapia farmacologica o l’allattamento in caso di assunzione di farmaci. Negli Stati Uniti, si stima che a tre mesi dal parto oltre la metà delle madri che allattavano interrompa l'allattamento, principalmente a causa del timore legato all'assunzione dei farmaci (Bulletin of the World Health Organization 2013;91:398-406). In generale, questa sospensione indiscriminata rappresenta “un approccio spesso inutile oltre che dannoso”, secondo AIFA, per le motivazioni appena esposte.

La tipologia del farmaco, la dose assunta e la durata della terapia determinano la quantità di medicinale che passa attraverso l’allattamento al seno; mentre sono il peso molecolare, il legame delle proteine, il grado di lipofilia del farmaco e la biodisponibilità (la quantità di farmaco che dopo somministrazione orale/topica, raggiunge la circolazione sistemica) ad influenzare l’escrezione del farmaco nel latte. Questi elementi vanno ad incastrarsi anche con alcune caratteristiche dell’allattamento e del neonato: la quantità del latte assunta giornalmente, la percentuale di farmaco assorbita a livello gastro-enterico, ma anche l’eventuale prematurità del piccolo, la maturazione del metabolismo epatico, la filtrazione renale, la maturazione della barriera emato-encefalica, spiega AIFA, che sottolinea come “in tutti i casi di terapia materna in corso di allattamento, specie in caso di patologia cronica, è necessario che il lattante sia valutato dal Pediatra, che deve essere sempre informato della terapia materna”.

A tal proposito, anche per offrire un aiuto nella prescrizione medica, un database basato sul peer-review, chiamato LactMed, è in grado di fornire informazioni ai pediatri. LactMed è stato messo a punto dal NIH.

Ecco alcuni benefici dell’allattamento al seno
Riguardo ai benefici apportati da questa fonte di nutrimento per il lattante, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda il ‘colostro’ (cioè il latte materno, di colore giallo, prodotto al termine della gravidanza) come alimento ideale per i neonati.
(http://www.who.int/topics/breastfeeding/en/).

Inoltre, iniziare l’allattamento entro un’ora dalla nascita protegge il piccolo dalla possibilità di contrarre infezioni e riduce la mortalità neonatale, secondo alcuni studi tratti dalla letteratura scientifica (Edmond, K et al. ‘Delayed Breastfeeding lnitiation lncreases Risk of Neonatal Mortality’. Pediatrics.2006 Mar;117(3):e380-6. Breastfeeding Patterns, Time to lnitiation and Mortality Risk Among Newborns in Southern Nepal. Mullany L etc al. The Journal of Nutrition 138:599-603.2008).

Ma i benefici apportati dall’allattamento al seno non riguardano soltanto il neonato nei suoi primi istanti di vita: infatti, alcuni studi hanno dimostrato che la probabilità di sviluppare obesità diminuisce e alcune prestazioni durante test che misurano lo sviluppo cognitivo sono migliori in persone che appena nate sono state allattate al seno (Anderson JW, Johnstone BM, Remley DT. Breast-feeding and cognitive development: A metaanalysis. Am J Clin Nutr 1999;70:525–35).

E non è tutto. Infatti gli effetti positivi dell’allattamento al seno coinvolgono anche le madri, e non solo i lattanti, riferisce sempre AIFA: dallo stimolo alla naturale contrazione dell’utero, che riduce il sanguinamento post-partum e consente all’utero di tornare alle dimensioni normali più velocemente, alla riduzione del rischio di osteoporosi dopo la menopausa e del cancro al seno e alle ovaie (Breast cancer and breastfeeding: collaborative reanalysis of individual data from 47 epidemiological studies in 30 countries, including 50302 women with breast cancer and 96973 women without the disease. Lancet. 2002;360 :187-195)

Il progetto ‘Farmaci e Gravidanza’ dell’AIFA
L’AIFA ha avviato il Progetto scientifico-comunicativo “Farmaci e gravidanza” (AIFA www.farmaciegravidanza.gov.it), una campagna di informazione e sull’uso “corretto e appropriato dei farmaci in gravidanza” , diretta alla popolazione generale e agli operatori sanitari, perché “non curarsi mette a rischio la propria salute e quella del nascituro”, spiega l’Agenzia Italiana del Farmaco sulla pagina web dedicata, illustrando la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica. “Appare necessario correggere una percezione distorta, attualmente ancora radicata nell’opinione pubblica, che lega, secondo un principio di causa-effetto, l’impiego del farmaco con la comparsa di effetti teratogeni sul feto, ostacolando così la possibilità di vivere una gravidanza serena ed esponendo a possibili rischi legati alla mancanza, invece che alla presenza, di cure”.
All’interno di questo progetto, AIFA, insieme alle Università di Padova, Siena e Ancona, ha condotto una revisione sistematica e completa della letteratura degli ultimi studi scientifici sull’argomento della prescrizione di farmaci anche durante l’allattamento al seno. Il lavoro di revisione ha fornito oltre 400 schede informative che descrivono le possibilità terapeutiche in base al criterio di beneficio/rischio maggiormente favorevole, al fine di tutelare la salute del bambino e della madre.