Modalità di parto e la nascita a termine modificano il microbiota intestinale

Il corretto sviluppo del microbiota intestinale, fondamentale per una giusta maturazione del sistema immunitario, è fortemente influenzato dalla modalità di parto e dalla nascita a termine.
Rispetto al parto vaginale, il taglio cesareo causa diverse modifiche al microbiota intestinale del neonato (scarsità di Bifidobacterium spp.) rendendolo così più suscettibile alle infezioni respiratorie durante il primo anno di vita. Uno studio americano The Microbiota of the Extremely Preterm Infant, pubblicato su Clinics in Perinatology, evidenzia come il microbiota intestinale del neonato estremamente prematuro (<28 settimane) differisca notevolmente da quello di neonati a termine (scarsità di Bacteroidetes e Actinobacteria, bifidobatteri).

Come la modalità di parto e la nascita a termine modificano il microbiota intestinale del neonato e del bambino

La colonizzazione del tratto intestinale e della pelle del feto inizia nell'utero ed è influenzata dalle comunità microbiche materne (in particolare quelle che popolano il tratto dell'intestino distale, la bocca, la vagina e la pelle), dalla tempistica di rottura delle membrane, dai fattori genetici materni, dai farmaci e dagli integratori assunti ma anche dalla modalità di parto, dalle esposizioni ambientali post-partum e dalle procedure mediche, dai fattori genetici infantili, dall’alimentazione enterale e dalla maturità del sistema immunitario del bambino.

il microbiota intestinale infantile deve considerarsi un vero e proprio organo, in grado influenzare lo stato di salute dell’ospite, la cui formazione avviene immediatamente dopo la nascita coinvolgendo prima i batteri commensali chiave, i bifidobatteri, acquisiti dalla madre e successivamente è invece guidata e modulata da specifici composti dietetici presenti nel latte umano (HMO) che supportano la colonizzazione selettiva.
Il microbiota ottimale del neonato è quello costituito da un’ampia dominanza del genere Bifidobacterium, del phylum Actinobacteria, in modo particolare delle specie B.bifidum, B.breve e B.longum infantis, definita come la “triade neonatale”. Questi 3 batteri hanno la comune capacità di utilizzare gli HMO del latte materno come alimento preferenziale. La modulazione del microbiota intestinale mediante l’utilizzo di prebiotici rappresenta la motivazione strategica per il loro impiego in formulazioni alimentari potenzialmente utili per migliorare la salute umana..

Prebiotico è un composto non digeribile in grado di promuovere la crescita di specifici componenti del microbiota intestinale umano (ad esempio Bifidobacterium). I prebiotici si caratterizzano per indigeribilità nel tratto gastrointestinale e resistenza alle condizioni chimiche e fisiche dello stesso, non assimilabilità nell’intestino tenue, fermentescibilità da parte del microbiota intestinale e capacità di stimolare la proliferazione di specifici microrganismi intestinali la cui attività è associabile ad effetti positivi per la salute umana. Le ghiandole mammarie non ne producono solo alcune varianti, ma diverse centinaia. Rispetto agli animali domestici quali la pecora o la mucca il secreto mammario femminile contiene una quantità di questi particolari zuccheri da cento a mille volte superiore.

Il latte materno contiene quindi un ricco microbiota formato da oltre 700 specie, dominato da stafilococchi, streptococchi, bifidobatteri e batteri lattici. Nell’intestino impediscono ai germi patogeni di proliferare, rafforzano il sistema immunitario e probabilmente sono coinvolti anche nello sviluppo del cervello. Dunque, nei bambini allattati al seno rappresenta una fonte importante per la colonizzazione dell’intestino; è stato suggerito che questa modalità di colonizzazione (semina) giochi un ruolo cruciale per la salute. Tra le altre funzioni, potrebbe proteggere il neonato dalle infezioni e contribuire alla maturazione del sistema immunitario.

Il latte materno influenza il microbiota intestinale anche indirettamente, grazie alla presenza di oligosaccaridi con attività prebiotica detti anche HMO che stimolano la crescita di gruppi batterici specifici quali stafilococchi e bifidobatteri. In effetti, i primi oligosaccaridi che ingeriamo sono quelli presenti nel latte materno. Gli HMO migliorano la difesa dell’ospite modulando l’immunità e promuovendo la funzione di barriera intestinale.

Nel cervello la crescita delle cellule nervose dipende della fornitura di acido neuraminico, componente importante per i gangliosidi e le glicoproteine. Gli HMO contengono questa sostanza in alte concentrazioni. Da ciò potrebbe dipendere che, all'inizio della scuola, i bambini allattati al seno hanno un quoziente intellettivo leggermente superiore. 

Conclusioni

Alla luce delle conoscenze attuali sulla composizione del microbiota "sano" del neonato, cioè ricco in bifidobatteri fino a costituire oltre il 40% dell’intero consorzio batterico, appare fondamentale intervenire con gli opportuni probiotici in caso di disbiosi. La modifica del microbiota da parte del latte materno, o di probiotici adeguati grazie alla supplementazione presente in alcuni latti, può ripristinare l’eubiosi (equilibrio batterico intestinale) nei nati da parto cesareo e ridurre il rischio di NEC (enterocolite necrotizzante) nei neonati pretermine.