Rapporto Medico Paziente

Il rapporto medico – paziente è quella particolare relazione che si instaura tra un medico (o, usando una espressione di più ampio respiro, un professionista sanitario) ed un paziente a partire da uno stato di malattia di quest’ultimo e che è caratterizzata da specifici doveri e diritti morali e giuridici.

È un rapporto asimmetrico in cui la parte più vulnerabile è il paziente, il quale è dipendente dalla competenza e dal potere del medico.

Generalmente questa relazione si esplica all’interno di un contesto sanitario, pubblico o privato, e solo in casi particolari in un contesto domiciliare (ad esempio in situazioni di fine vita che richiedono la presenza di cure palliative a domicilio).

 

 

Il rapporto medico – paziente è stato caratterizzato fin dal giuramento di Ippocrate da un’etica medica paternalistica, vale a dire da una concezione etica che prescrive di agire, o di omettere di agire, per il bene di una persona senza che sia necessario chiedere il suo assenso, in quanto si ritiene che colui che esercita la condotta paternalistica (nel caso specifico il medico) abbia la competenza tecnica necessaria per decidere in favore e per conto del beneficiario (il paziente). Da questa prospettiva, il medico è impegnato a ripristinare una oggettiva condizione di salute (indipendente dalle preferenze del paziente) e la relazione è fortemente asimmetrica poiché il paziente viene considerato non solo privo della conoscenza tecnica ma anche incapace di decidere moralmente. I principi etici che sono alla base del paternalismo sono il principio di beneficenza – che prescrive l’obbligo di agire per il bene del paziente – ed il principio di non maleficenza – che esprime l’obbligo di non arrecare danno al paziente.

Consenso informato

Negli ultimi anni molto è profondamente cambiato; il paternalismo medico è sembrato rappresentare un modello etico di comportamento non più adeguato, che andava a ledere il diritto individuale all’autodeterminazione.

Ad esso si è sostituito un modello di relazione che pone al centro il principio etico del rispetto dell’autonomia del paziente: il modello etico contrattuale. In tal modo la relazione medico – paziente viene descritta come una relazione simmetrica i cui contraenti, autonomi, uguali ed aventi il medesimo potere di negoziazione, sottoscrivono liberamente un patto. Ne segue l’introduzione nella prassi medica della pratica del consenso informato, vale a dire l’assenso che viene richiesto ai singoli pazienti dal personale sanitario prima di sottoporli ad accertamenti diagnostici o ad atti terapeutici o di coinvolgerli in una sperimentazione, dopo avergli fornito un’adeguata informazione sul loro stato di salute e le alternative terapeutiche.

Da questa prospettiva, diventano rilevanti il dovere del medico di informare il paziente e di ottenere il suo consenso; ed il diritto del paziente di decidere a quale trattamento sanitario sottoporsi o non sottoporsi affatto. Anche questo modello, tuttavia, mostra dei limiti nel contesto del rapporto medico – paziente. Esso, ad esempio, non riesce a cogliere elementi importanti che sono presenti in tale relazione, come il fatto che questa relazione non è paritaria e simmetrica, oppure che ci sono elementi che sfuggono al contratto, quali l’investimento di fiducia o tutte quelle virtù proprie di un agente morale che accompagnano l’assolvimento di un obbligo e che difficilmente possono essere racchiuse da un contratto sottoscritto. Queste difficoltà sono state affrontate cercando di ampliare i modelli etici di riferimento, ponendo attenzione all’approccio dei quattro principi (principilismo), all’etica della cura, all’etica relazionale, ecc., senza tuttavia perdere di vista il grande cambiamento con il quale ormai qualunque indicazione su quale debba essere il comportamento moralmente approvabile in un rapporto medico – paziente deve confrontarsi, vale a dire il riconoscimento dell’autodeterminazione del paziente in medicina.

Diritti e doveri

Ogni paziente ha i suoi diritti, ma ha anche doveri.

Ogni medico ha doveri, ma ha anche diritti. 

Secondo autorevoli statistiche, otto cittadini su dieci segnalano poca sensibilità nell’ascolto o poca empatia, una su tre trova nel medico scarsa disponibilità a orientarla tra i servizi, una su 4 si confronta con un linguaggio troppo tecnico e poco comprensibile e una su 5 ha vissuto scarsa attenzione al dolore.

Il medico invece si lamenta di mancanza di tempo per la cura, mancanza di personale e una cattiva organizzazione dei servizi. Inoltre, si lamenta che manca un corso di comunicazione e relazione nel percorso di laurea.

 

 

 

 

Ma quali sono questi diritti e doveri? Vediamoli in queste tabelle.

Diritti Cittadini

Diritti Medico

   

Essere visitati

Esercitare la propria professionalità

Avere il giusto tempo di ascolto

Essere rispettato

Ricevere informazioni comprensibili

Non assecondare ogni richiesta

Condividere percorsi di cura

Essere informato dal cittadino

Ricevere cure in sicurezza

Lavorare nelle migliori condizioni

Non soffrire inutilmente

Essere onorato per la prestazione

 

Doveri cittadini

Doveri Medico

 

 

Collaborare con il medico

Rispettare, ascoltare e informare

Rispettare le persone

Ridurre o alleggerire la burocrazia

Non sostituire il web o il passaparola al medico

Interagire e confrontarsi con altri professionisti, per il bene del paziente

 

L'umanità

L’umanità auspicata è invece un patrimonio dei singoli soggetti (non innata nei professionisti, sulla quale spesso prevale l'aspetto tecnico (necessario), dei termini complessi (ad effetto), delle formalità (barriera psicologica).

E' sicuramente un catalizzatore dell’alleanza terapeutica per il migliore risultato delle cure e la gestione delle emozioni.