Stomatite aftosa ... non solo fastidiosa

La stomatite aftosa ricorrente (SAR) è la malattia ulcerativa più frequente della mucosa orale. La prevalenza nella popolazione generale varia, a seconda dei vari studi, tra il 2 e il 65%, con una media del 20%. Un numero maggiore di casi nel sesso femminile e nei bambini. La prevalenza nei bambini varia dall’1% al 25% con ulcerazioni che, nel 35-40 % dei casi, si possono sviluppare a partire già dai 3-5 anni.
Ci sono condizioni che predispongono all’insorgenza di questa malattia. La causa della patologia è probabilmente multifattoriale: una alterazione del sistema immunitario locale può contribuire e fattori predisponenti includono traumi (l'uso di apparecchi ortodontici, che possono originare piccole lesioni che, associate ad una scarsa igiene buccale o al contatto con oggetti sporchi, predispone alla formazione di afte nella mucosa orale.), stress emotivi, bassi livelli nel sangue di ferro, acido folico e di vitamina B12.
Particolari antigeni di istocompatibilità del sistema HLA, come l’HLA-B12, l’HLA-DR2, il B51 e il Cw7, sono stati associati con l’insorgenza della SAR ed è stato osservato che la malattia, in circa il 40% dei casi, mostra una certa ricorrenza famigliare.
Nonostante molti Autori abbiano sostenuto un possibile ruolo di virus quali l’HSV 1, il VZV e il CMV o di batteri quali lo streptococco sanguis o mitis o l’Helicobacter pilori, non sono mai state raggiunte delle conclusioni definitive sul significato eziologico di questi patogeni.
Alcune intolleranze alimentari, quali il consumo di cioccolato o l'intolleranza al glutine in generale, può provocare lo sviluppo di afte in alcune persone dopo l'ingestione di prodotti a base di grano, segale e orzo. In alcuni soggetti, il consumo di alimenti troppo salati, quali gli insaccati o le patatine in buste, provoca l'immediata comparsa di ulcere orali.
E’ stato dimostrato che una sostanza tensioattiva presente in dentifrici e collutori, il sodio laurilsolfato (noto anche come laurilsolfato di sodio o con gli acronimi SDS o SLS), può originare lo sviluppo di afte orali e dermatiti.
Nei pazienti con SAR che presentano sintomi o segni sistemici è importante escludere la coesistenza di altre malattie predisponenti come la sindrome di Behçet, la malattia di Crohn, la colite ulcerosa e il morbo celiaco. Altre malattie sistemiche che appaiono associate sono: l’agranulocitosi, la neutropenia ciclica, il pemfigoide bolloso, .
Si distinguono tre aspetti clinici principali della SAR: le afte minori, le afte maggiori e le afte erpetiformi.
Le afte minori (diametro inferiore a 1 cm) sono le più frequenti (80% dei casi) e mostrano una preferenza per le zone di mucosa non cheratinizzata.
Sono localizzate solitamente in corrispondenza della mucosa vestibolare del labbro inferiore e hanno l’aspetto di ulcerazioni ricoperte da pseudomembrane e circondate da un alone eritematoso.
Le afte maggiori (diametro superiore a 1 cm) hanno un decorso clinico più prolungato rispetto alle afte minori. La mucosa labiale, i pilastri palatini e il palato molle sono le sedi più frequenti.
Le afte erpetiformi (così denominate per la loro rassomiglianza alle ulcere erpetiche) appaiono come gruppi numerosi di ulcerazioni puntiformi.
La SAR viene spesso confusa con l’herpes simplex e a questo proposito è opportuno ricordare che quest’ultimo, a differenza della SAR, raramente si localizza nelle aree di mucosa non cheratinizzata. L’herpes simplex ha un tropismo per la mucosa cheratinizzata del palato duro, del bordo vermiglio delle labbra, del dorso linguale e della gengiva fissa.

TERAPIA:
Non esiste terapia specifica:

* localmente si possono applicare presidi sanitari che anche il Farmacista può consigliare per l’episodio acuto

* disinfettanti del cavo orale (clorexidina) ed eventuali anestetici (xilocaina)

Bisogna però intraprendere una terapia di fondo che “riequilibri” il Sistema Immunitario. Sicuramente il detto “aumentare le difese” che genericamente si adotta per problematiche infettive ricorrenti è frutto di non conoscenza, come se per ogni problematica bastasse un ricostituente universale senza saperne la vera carenza nutrizionale.

La medicina Omotossicologica e Low Dose, può con efficacia e prudenza fare molto per questi disturbi, orfani di orientamento terapeutico allopatico. Per tale motivo non c’è una ricetta unica, ma specifica e personale.